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Piano Energia e Clima: cosa farà l’Italia nei prossimi anni?

Piano Energia e Clima Italia

L’Unione Europea ha un obiettivo ambizioso: ridurre l’energia ricavata dal petrolio, aumentare quella da energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica. Il tutto entro il 2030, tra meno di 10 anni. Affinché questo accada serve la collaborazione di tutti gli Stati membri, che hanno quindi dovuto stilare un documento in proposito. Si tratta del cosiddetto Piano Nazionale Energia e Clima.

Anche l’Italia ha presentato un proprio documento, contenente le politiche necessarie per raggiungere gli obiettivi posti dall’Europa. Al suo interno ci sono le misure che adotteremo tra il 2021 e il 2030. Scopriamo insieme alcuni dei punti fondamentali di ciò che attende il nostro Paese negli anni a venire rispetto a questa tematica di interesse globale, fondamentale per la tutela del nostro Pianeta.

 

Sommario:

Piano Energia e Clima: cosa farà l’Italia nei prossimi anni?

Che cos’è il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030

Le 5 dimensioni del Piano Nazionale Energia e Clima

Principali obiettivi che si pone l’Italia nel PNIEC

Il rapporto tra energia ed emissioni di gas a effetto serra

Dimensione dell’efficienza energetica

Il ruolo chiave dell’efficientamento energetico in campo edilizio e industriale

Dimensione della ricerca, dell’innovazione e della competitività nel PNIEC

Risparmio energetico? Dai il tuo contributo con Aircon

 

Che cos’è il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 o PNIEC è uno strumento di primaria importanza che, ponendosi in linea con le direttive europee, segna l’avvio di un cambiamento sostanziale nelle politiche energetiche e ambientali portate avanti dal nostro Paese, con il fine ultimo di avviarlo progressivamente verso la decarbonizzazione.

Il testo definitivo del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico insieme al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato pubblicato a inizio gennaio 2020. Il Piano è vincolante. Ciò significa che il nostro Paese non può prescindere dagli obiettivi elencati all’interno di esso.

Inoltre, come previsto a livello comunitario, ogni due anni l’Italia, così come ogni altro Stato membro, è chiamata a riferire alla commissione europea in merito a tutti i progressi compiuti. In questo modo sarà più facile monitorare l’andamento del processo e rilevare eventuali criticità.

 

Le 5 dimensioni del Piano Nazionale Energia e Clima

Il Piano Nazionale è complesso. Ciononostante, verte tutto su cinque macro obiettivi, gli stessi dell’Energy Union. Questi sono a propria volta spezzati in fasi diverse, ciascuna con le rispettive procedure e politiche.

  1. Decarbonizzazione, ovvero il graduale processo finalizzato a eliminare il carbone dalla produzione di energia.
  2. Efficienza energetica. C’è una differenza tra il potenziale energetico di un combustibile e l’energia effettivamente prodotta. La trasformazione negli impianti richiede infatti a propria volta energia ed è soggetta a sprechi. L’Italia si pone l’obiettivo di ridurre del 43% questi sprechi. Inoltre, mira a ridurre del 39,7% gli sprechi legati all’utilizzo finale dell’energia.
  3. Sicurezza energetica. Un Paese dovrebbe garantire un apporto costante di energia a prezzi sostenibili. Per farlo, si deve emancipare il più possibile dalle fonti energetiche non rinnovabili. È anche importante che riduca l’importazione di energia da Paesi esteri, specie se politicamente instabili.
  4. Mercato interno dell’energia. Questa dimensione è legata a quella della sicurezza energetica. Nel 2016 l’Italia importava circa il 77,5% dell’energia. L’obiettivo è scendere al 63,5% entro il 2030, ma per farlo deve sviluppare un mercato interno dell’energia.
  5. Ricerca, innovazione e competitività. Anche questa dimensione si lega a quella della sicurezza energetica. Riguarda inoltre il mercato interno dell’energia. L’obiettivo è arrivare al 2030 con un 30% di energia italiana prodotta da fonti rinnovabili. Per farlo servono fondi alla ricerca e politiche che incentivino soluzioni come il fotovoltaico.

 

Principali obiettivi che si pone l’Italia nel PNIEC

Nella sintesi iniziale contenuta nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 viene puntualizzata la necessità di far convivere il processo di trasformazione energetica del nostro Paese con la sua sostenibilità economica, tanto per lo Stato quando per le aziende e i consumatori finali.

Nel testo è infatti possibile leggere quanto segue:

Il presente Piano intende concorrere a un’ampia trasformazione dell’economia, nella quale la decarbonizzazione, l’economia circolare, l’efficienza e l’uso razionale ed equo delle risorse naturali rappresentino insieme obiettivi e strumenti per un’economia più rispettosa delle persone e dell’ambiente, in un quadro di integrazione dei mercati energetici nazionale nel mercato unico e con adeguata attenzione all’accessibilità dei prezzi e alla sicurezza degli approvvigionamenti e delle forniture.”

Nella sintesi si evidenzia inoltre la disponibilità di risorse rinnovabili di rilievo, che possono essere sfruttate e vanno utilizzate in misura maggiore, oltre che il ricorso a tecnologie più performanti. La sfida consiste però nell’utilizzare le energie alternative disponibili, cercando di creare il minor impatto ambientale possibile. Puntando, ad esempio, sul fotovoltaico su superfici non idonee ad altri usi.

Per accelerare il processo, nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, l’Italia si pone una serie di obiettivi tra cui

  • Ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera;
  • Mettere le imprese e i cittadini al centro dell’attenzione, così da renderli simultaneamente protagonisti e beneficiari della trasformazione energetica;
  • Promuovere l’efficienza energetica in tutti i settori della vite civile e professionale;
  • Supportare l’evoluzione del sistema energetico, in special modo nel settore elettrico, promuovendo un asset distribuito basato in prevalenza sulle fonti rinnovabili;
  • Adottare misure finalizzate a migliorare le capacità delle stesse fonti rinnovabili;
  • Promuovere l’elettrificazione, in particolar modo in ambito civile e nel settore nel settore trasporti;
  • Investire in attività di ricerca e di innovazione;
  • Mettere in atto misure opportune con lo scopo di ridurre i potenziali impatti negativi della trasformazione energetica sul territorio e sull’ambiente;
  • Proseguire il processo di integrazione del sistema energetico nazionale in quello dell’Unione Europea.

 

Il rapporto tra energia ed emissioni di gas a effetto serra

Nel Piano Energia e Clima, l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra al 2030 è ripartito tra:

  • I settori ETS (industrie energetiche, settori industriali energivori e aviazione);
  • I settori non ETS (trasporti, residenziale, terziario, industria non ricadente nel settore ETS, agricoltura e rifiuti).

Di questi, le emissioni di gas a effetto serra (GHG) da usi energetici rappresentano l’81% del totale nazionale. La restante percentuale di emissioni deriva da fonti non energetiche, sostanzialmente connesse a processi industriali, gas fluorurati, processi agricoli e rifiuti.

In base a quanto stabilito nel Regolamento (UE) 2018/842 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alle riduzioni annuali vincolanti delle emissioni di gas serra a carico degli Stati membri nel periodo 2021-2030 come contributo all’azione per il clima per onorare gli impegni assunti a norma dell’Accordo di Parigi, al fine di raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas effetto serra nel periodo 2021-2030 pari al -33% rispetto al 2005, l’Italia si avvarrà di svariate misure già in vigore, nonché di nuove politiche che saranno introdotte negli anni a venire.

 

Dimensione dell’efficienza energetica

Per poter raggiungere gli obiettivi prefissati rispetto alla dimensione dell’efficienza energetica, il nostro Paese si avvarrà in primo luogo dello schema d’obbligo basato sui Certificati Bianchi, oltre che di un insieme di misure già attive che saranno inoltre oggetto di revisione e di potenziamento nei prossimi anni.

In particolar modo, gli strumenti individuati per porre in atto la promozione dell’efficienza energetica fino al conseguimento del target di risparmio prestabilito sono i seguenti:

  • Le detrazioni fiscali per gli interventi di efficientamento energetico e il recupero del patrimonio edilizio esistente;
  • Il Conto Termico;
  • Il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica (FNEE);
  • Il Piano Impresa 4.0;
  • il Programma per la Riqualificazione Energetica degli edifici della Pubblica Amministrazione Centrale;
  • Il Programma di interventi di efficienza energetica promossi dalle politiche di coesione 2021-2027;
  • Il Piano nazionale di Informazione e Formazione per l’efficienza energetica (PIF).

A questi interventi, si affianca inoltre un set di misure appositamente dedicate allo sviluppo della mobilità sostenibile su larga scala, tra cui:

  • Il rinnovo del parco veicoli del trasporto pubblico locale;
  • Gli interventi di shift modale nel trasporto merci;
  • Ulteriori misure in termini di risparmio nel settore dei trasporti.

 

Il ruolo chiave dell’efficientamento energetico in campo edilizio e industriale

Accanto alla Smart Mobility, uno degli ambiti su cui si focalizza maggiormente l’attenzione per il raggiungimento degli obiettivi previsti nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 è certamente quello dell’efficientamento in campo edilizio e industriale, con la diffusione di adeguate misure di riqualificazione energetica.

Efficientamento in campo edilizio

In base a quanto stimato dall’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, nel nostro Paese sono oltre due milioni i condomini su cui dover realizzare degli interventi di efficientamento energetico, così da rendere gli edifici più sostenibili.

Gli ambiti applicativi su cui è possibile agire da un punto di vista della riqualificazione energetica sono numerosi. Si parte dalla coibentazione termica passando attraverso l’uso delle fonti rinnovabili e l’integrazione delle nuove tecnologie per l’utilizzo Smart dell’energia, fino alla corretta implementazione degli impianti termosanitari.

Un punto cruciale è rappresentato dall’isolamento termico degli edifici, per il quale allo stato attuale si prevedono diversi bonus, nel caso in cui vengano rispettate specifiche disposizioni. Gli interventi che si possono mettere in atto sul fronte dell’isolamento termico degli edifici sono diversi e contemplano a titolo esemplificativo:

  • L’installazione di cappotti termici;
  • La sostituzione degli infissi e dei serramenti con modelli dotati di elevata capacità di isolamento termico e acustico;
  • Il contenimento degli sprechi di energia, anche grazie all’installazione di dispositivi di riscaldamento e di raffrescamento di ultima generazione, in grado di abbattere i consumi.

Nel contempo, per un corretto efficientamento termico degli edifici che risulti in linea con quanto previsto nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, è fondamentale accrescere l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Da alcuni anni a questa parte, si stanno implementando delle soluzioni che promuovono l’autoconsumo collettivo, con la crescente diffusione delle cosiddette comunità energetiche, ovvero gruppi di persone che condividono energia rinnovabile e pulita, in uno scambio tra pari.

Efficientamento in ambito industriale

Altro settore chiave nel processo di efficientamento energetico è quello dell’industria. In campo industriale, da alcuni anni a questa parte si sta puntando sulla introduzione di tecnologie 4.0, macchinari all’avanguardia che mirano a creare sistemi interconnessi al fine di migliorare la produttività, la qualità e gli ambienti di lavoro.

Tra i vantaggi assicurati da simili macchinari di ultima generazione c’è anche quello di ridurre il consumo delle risorse energetiche necessarie, consentendo in questo modo di abbattere le emissioni di gas a effetto serra in atmosfera.

Se queste tecnologie costituiscono un supporto chiave nel processo di efficientamento energetico a livello industriale, non bisogna dimenticare il ruolo che all’interno delle fabbriche è occupato anche dagli impianti di condizionamento. In tale ottica, l’installazione di impianti di riscaldamento o di raffrescamento all’avanguardia nei grandi capannoni industriali è una prassi sempre più adottata per far fronte all’esigenza di ottenere un efficientamento energetico a tutto tondo, mantenendo nel contempo il giusto comfort per chi ogni giorno opera all’interno di tali edifici.

 

Dimensione della ricerca, dell’innovazione e della competitività nel PNIEC

Ricerca, innovazione e competitività restano tre aspetti chiave nel Piano Energia e Clima. A oggi, per il conseguimento degli obiettivi, in Italia sono state già messe in campo una serie di politiche e di misure specifiche. Tra le più significative si possono ricordare iniziative quali:

  • Il Fondo per la Ricerca di sistema elettrico;
  • Il Fondo per interventi e misure per lo sviluppo tecnologico e industriale;
  • Il Fondo per lo sviluppo del capitale immateriale;
  • Il Fondo di garanzia;
  • L’Iper e il super ammortamento;
  • Il Fondo “Cresci al Sud”;
  • Il Credito d’imposta;
  • Gli Accordi per l’innovazione;
  • Il Fondo per la crescita sostenibile;
  • Il Cluster energia;
  • Il Fondo per gli investimenti e per lo sviluppo infrastrutturale;
  • I Fondi di coesione;
  • L’Istituzione del Ministero dell’Innovazione e dell’Agenzia Nazionale per la Ricerca;
  • Il Fondo per il finanziamento di programmi di investimento e progetti a carattere innovativo.

 

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Ogni singolo cittadino, ogni singola impresa, ogni singola entità può partecipare proattivamente al raggiungimento di questo fondamentale obiettivo, permettendo di fare la differenza.

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