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Sensibilità climatica: cos’è e come incide sul riscaldamento globale

sensibilità climatica riscaldamento globale

 

La sfida più urgente che il mondo si trova ad affrontare oggi è la crisi climatica, strettamente connessa al riscaldamento globale. La nostra generazione è infatti la prima a sperimentare il rapido aumento delle temperature del Pianeta.

Con ogni probabilità sarà anche l’ultima generazione a poter incidere concretamente sull’emergenza climatica, attuando misure puntuali per fronteggiarla.

I segni del mutamento climatico sono chiari e lasciano spazio a pochi dubbi, se non a quelli dei più scettici. Alluvioni, siccità, desertificazione, ondate di calore anomale, ovvero tutto ciò che viene definito dagli esperti con il termine di “eventi estremi”, si stanno intensificando in ogni angolo del mondo, mettendo a repentaglio la stabilità a cui siamo abituati.

Danni economici, feriti, morti, intere comunità costrette a migrare, ma non solo. Innalzamento dei mari, acidificazione degli oceani, rischio di estinzione per decine di specie animali e vegetali. Ecco i risultati di ciò che sta accadendo.

Un quadro cupo e impressionante, che fornisce le dimensioni della catastrofe ambientale che gli esseri umani hanno provocato e di cui sono divenuti a loro volta vittime. Un insieme di evidenze che ha spinto la comunità scientifica a dichiarare che oggi possa essere iniziata la sesta estinzione di massa.

 

 

Sommario dell’articolo:

Sensibilità climatica: cos’è e come incide sul riscaldamento globale 

Riscaldamento globale: le cause

Cos’è la sensibilità climatica

Sensibilità climatica e futuro del Pianeta

Come combattere il riscaldamento globale

Aircon: soluzioni eco-sostenibili per il comfort termico industriale

 

 

Riscaldamento globale: le cause

Ma quali sono le cause del riscaldamento globale? Per rispondere a questa domanda gli scienziati hanno speso decenni di studi e lavoro, osservando i cicli e i fenomeni naturali che influenzano notoriamente l’andamento del clima.

Ne è emerso che questi fattori, da soli, non possono giustificare il rapido incremento delle temperature planetarie attualmente in corso, ma per spiegare il fenomeno è necessario tenere in considerazione l’influenza dei gas serra legati alle attività antropiche.

ll gas principalmente responsabile del surriscaldamento è l’anidride carbonica o CO2. La maggior parte delle emissioni deriva dai combustibili fossili delle automobili, dalle industrie e dalla produzione di energia elettrica.

Accanto all’anidride carbonica, tra i gas responsabili del riscaldamento globale ci sono:

  • Il metano, proveniente soprattutto dalle discariche e dall’industria zootecnica;
  • Il protossido di azoto, derivante dai fertilizzanti;
  • I gas usati per la refrigerazione e per i processi industriali.

 

Cos’è la sensibilità climatica

La misura in cui le temperature globali aumentano in rapporto alle emissioni viene calcolata attraverso il parametro della sensibilità climatica o “climate sensitivity”, considerata come il metro più significativo per quantificare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Essa si esprime come incremento della temperatura media globale al raddoppio della concentrazione di CO2, rispetto all’epoca pre-industriale. Questo concetto chiave è stato introdotto per la prima volta mezzo secolo fa dal climatologo Syukuro Manabe, con un modello che ha aperto la strada all’uso dei computer per simulare i cambiamenti climatici globali.

Il valore della sensibilità climatica non è noto a priori ma varia sensibilmente a seconda dello studio preso in considerazione. Le stime della sensibilità climatica spaziano così dagli 1,5 ai 6 gradi centigradi di aumento delle temperature previste, in presenza di una concentrazione di CO2 doppia rispetto a quella dei secoli passati.

Questa variabilità è dovuta a varie ragioni:

  • Esistono innanzitutto molteplici modelli scientifici per misurare le risposte del Pianeta alle maggiori emissioni di gas serra. I risultati finali possono di conseguenza essere distinti a seconda dei parametri utilizzati dagli scienziati;
  • Anche i modelli climatici più evoluti non riescono a calcolare con perfetta esattezza il meccanismo dell’effetto serra;
  • Occorre infine tener conto di tutti quei fattori climatici che possono amplificare o attenuare gli effetti del surriscaldamento globale, come lo scioglimento dei ghiacciai, la maggiore quantità di vapore acqueo nell’aria o le diverse conformazioni degli strati nuvolosi.

Che tipo di futuro climatico ci attende, allora?

Sensibilità climatica e futuro del Pianeta

 

I modelli informatici hanno indicato ormai da tempo un elevato livello di sensibilità climatica, che si spinge fino a 4,5 °C, nell’ipotesi in cui le emissioni di carbonio in atmosfera dovessero raddoppiare.

Negli ultimi anni, tuttavia, secondo gli scienziati americani, le stime sulla sensibilità fondate su dati del secolo scorso suggeriscono che l’aumento delle temperature potrebbe non risultare superiore ai 3 °C.

Un’analisi condotta nel 2017 dall’Università di Harvard e pubblicata sulla rivista Science Advances ha messo in dubbio questo computo, evidenziando che l’aumento della temperatura misurato negli ultimi decenni non riflette con esattezza l’attuale riscaldamento globale.

Gli studiosi di Harvard avrebbero dimostrato che i precedenti calcoli non hanno tenuto conto del lento ma progressivo riscaldamento degli oceani che si protrae a lungo nei decenni e nei secoli, dopo l’emissione di CO2 in atmosfera. Ciò, per gli esperti, consentirebbe di ipotizzare per il futuro un aumento delle temperature superiore a quanto previsto in precedenza e pari addirittura a 6°C.

La più recente ricerca intitolata “Emergent Constraint on Equilibrium Climate Sensitivity from Global Temperature Variability” e pubblicata su Nature a gennaio 2018 ha calcolato per l’ennesima volta l’impatto dei gas serra sulla temperatura mondiale, riducendo notevolmente la forchetta dei possibili aumenti. Secondo i dati riferiti nello studio, il range di possibili aumenti risulterebbe compreso tra 2,2 e 3,4 °C.

I calcoli riscontrabili nei diversi studi evidenziano quindi l’estrema variabilità della climate sensitivity. Come spiegano gli esperti del clima, però, l’incertezza non deve rappresentare una scusa per abbassare la guardia, rimandando le azioni finalizzate a ridurre le emissioni di CO2.

 

I sempre più frequenti eventi meteorologici estremi che si verificano a ogni latitudine del mondo rappresentano infatti un segnale evidente di come anche l’aumento di un solo grado di temperatura, come quello già realizzatosi, possa sconvolgere il clima terrestre.

Come combattere il riscaldamento globale

Ma cosa possiamo fare nel concreto per ridurre le emissioni di gas serra e in quali percentuali rispetto all’epoca industriale?

L’Accordo di Parigi

Alla Conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 Paesi hanno aderito al primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. I governi hanno stabilito un piano d’azione globale per evitare cambiamenti climatici pericolosi, concordando di:

  • Mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, come obiettivo a lungo termine;
  • Limitare l’aumento a 1,5°C, visto che questo traguardo ridurrebbe sensibilmente i rischi e gli impatti dei mutamenti climatici;
  • Far sì che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto, pur riconoscendo che per i Paesi in via di sviluppo sarà necessario più tempo;
  • Procedere, una volta raggiunto il massimo livello, ad attuare rapide riduzioni conformemente con le soluzioni scientifiche più avanzate.

 

L’azione dell’UE per il clima

L’Unione Europea ha tracciato obiettivi ben definiti per la lotta al riscaldamento globale e al cambiamento climatico. Entro il 2030 l’UE si propone di raggiungere questi traguardi chiave:

  • Diminuire almeno del 40% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990;
  • Portare ad almeno il 27% la quota delle energie rinnovabili nel consumo totale di energia;
  • Aumentare almeno del 27% l’efficienza energetica.

Per restare in linea con l’Accordo di Parigi, l’Europa si è inoltre prefissata ambiziosi obiettivi a lungo termine. Entro il 2050, l’UE intende:

  • Ridurre le proprie emissioni in misura sostanziale dell’80-95% rispetto ai livelli del 1990;
  • Trasformare l’Europa in un’economia ad elevata efficienza energetica e a basse emissioni di carbonio, creando al tempo stesso nuovi posti di lavoro.

 

Il rapporto dell’IPCC

Sullo sfondo delle discussioni tra i vari governi sono emersi nel frattempo i dati del nuovo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’organismo dell’ONU incaricato di studiare i cambiamenti climatici con tutti i relativi impatti possibili sull’ambiente, sulla salute umana e sull’economia.

Attraverso questo documento la comunità scientifica parla con fermezza, richiamando l’attenzione mondiale sulla necessità di accelerare fortemente la lotta ai mutamenti climatici, se si desidera contrastare davvero il riscaldamento globale.

Secondo gli esperti, solo mezzo grado in meno può fare la differenza per la salvezza delle persone e dell’ambiente.

Limitare il surriscaldamento globale a 1,5 gradi anziché 2, diminuirebbe sostanzialmente i rischi di ondate di calore, di siccità prolungate, di alluvioni, di scioglimento dei ghiacciai, di perdita della biodiversità, di danni alle coltivazioni e di qualsiasi altra conseguenza direttamente collegata all’innalzamento planetario delle temperature.

 

La “ricetta salva-clima”

 

Il report dell’IPCC evidenzia che attualmente abbiamo ancora l’opportunità di cambiare rotta, ma ci resta poco tempo ed è perciò essenziale agire in fretta.

Le azioni da intraprendere sono molteplici e simultanee. Secondo gli studiosi, occorre:

  • Ridurre rapidamente le emissioni nette di anidride carbonica e degli altri gas serra, in particolar modo il metano, arrivando vicini allo zero intorno alla metà del secolo, con tagli cospicui già entro il 2030. Nel documento si sostiene che possiamo ancora emettere circa 550-750 miliardi di tonnellate di CO2 nell’atmosfera, senza sforare il limite dei 2 gradi. Una quantità che però si sta esaurendo velocemente;
  • Puntare sul risparmio energetico;
  • Passare alle energie rinnovabili, installando quanti più impianti possibili in tempi brevi;
  • Elettrificare i trasporti;
  • Diminuire i consumi di combustibili fossili fino ad azzerarli;
  • Ricorrere eventualmente a specifiche misure di geoingegneria, come i sistemi CCS o BECCS (Carbon Capture and Storage), ovvero tecnologie di cattura dell’anidride carbonica;
  • Promuovere un’economia a zero carbonio in tutti i settori;
  • Favorire la riforestazione;
  • Adottare uno stile di vita sempre più sostenibile che preveda buone pratiche come il riciclo dei rifiuti e la riduzione del consumo di carne.

 

Aircon: soluzioni eco-sostenibili per il comfort termico industriale

Tra le varie necessità a cui un’industria deve far fronte c’è anche quella di garantire un corretto comfort termico in ogni periodo dell’anno. Da più di trent’anni Aircon è un’azienda leader nel settore del raffreddamento e riscaldamento industriale.

Nella sua produzione, Aircon si impegna a favore dell’ambiente realizzando soluzioni innovative per l’efficienza energetica. In piena ottica “green”, l’azienda utilizza inoltre energia pulita muovendosi di pari passo con le iniziative in atto per offrire una risposta concreta all’attuale emergenza climatica.

Ci troviamo a Locate Triulzi, in provincia di Milano. Per conoscere da vicino la nostra gamma di prodotti per il riscaldamento e il raffrescamento industriale, contattaci.

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